Produzione artigianale Il Montefeltro
a tavola
Rievocazioni storiche I Carbonai


Musei demoetno-antropologici
Musei naturalistici, storici, scientifici

Cenni storici sul MONTEFELTRO e su MASSA TRABARIA

Massa Trabaria e Montefeltro, l’alta valle del Metauro, sgroppano le parti più aspre delle Marche estreme a confine con Umbria, Toscana e Romagna. Per questo la prima delle aree indicate, la Massa, è comprensorio interregionale nel cuore degli Appennini, costituita «provincia» dallo Stato della Chiesa nei secoli XIII-XIV, con capitale Casteldurante-Urbania dal sec. XV all'Unità d'Italia. L'occupazione longobarda vi ha lasciato notevoli tracce; i benedettini, tra i secoli VII e XIII, vi eressero potenti abbazie; territorio contestato e diviso fra Brancaleoni, Montefeltro, Malatesta, Oliva, Ubaldini, Della Faggiola, passò a metà del Quattrocento quasi totalmente a Federico il Grande di Urbino, che vi profuse fortificazioni, opere d'arte, industrie. Le città sono tutte murate, alcune fornite di palazzi e di parchi ducali (Urbania, Sant'Angelo in Vado, Mercatello) dovuti a Francesco di Giorgio Martini. Le campagne sono disseminate di colombaie rimaste integre dal secolo XV o incapsulate dall'insediamento agricolo, primaria attività degli abitanti.

La valle più pittoresca e ampia è quella del Metauro, che tra Fermignano e Urbania ha visto, nel 207 a.C, i romani sconfiggere i cartaginesi condotti da Asdrubale, poi decapitato. Il fiume, sinuoso e ombreggiato, circonda Urbania, famosa per il «cimitero delle mummie» e prestigiosa per opere d'arte lasciate dall'urbaniese Donato Bramante, dal Ghiberti, dal Pollaiolo, da Francesco di Giorgio Martini, Gerolamo Genga, Vanvitelli, Pietro da Rimini, Barocci e Guido Cagnacci; abbraccia Sant'Angelo in Vado, già municipio romano col nome di Tiferno Metaurense, patria dei fratelli Zuccari e di Francesco Mancini che la decorarono con tele su altari lignei intagliati e scintillanti d'oro; lambisce Mercatello che nella vetusta pieve custodisce una perla della pittura italiana, l'icona bizantineggiante della Vergine col Bambino (1100 circa), e, nella chiesa trecentesca di San Francesco, affreschi e cimeli d'arte umbro-tosco-marchigiana. Il fiume prende il nome Metauro a Borgopace dove il Meta e l'Auro si congiungono; risalendo verso Bocca Trabaria, che spalanca le porte all'Umbria (m. 1044), s'incontra l'oasi dell'abbazia di Lamoli (sec. VII). La contigua subregione del Montefeltro si insinua fra Romagna e Toscana, raccolta intorno al monte Carpegna, contraddistinto dal Sasso di Simone (m. 1024) e dal Simoncello (m. 1221). È terra impervia, selvaggia e dirupata, stesa sulle dorsali e nelle alte vallate di cinque corsi d'acqua autonomi, racchiuse fra la riva destra dell'alto Savio e lo spartiacque sinistro del Metauro. Fra VI e VII secolo questa fascia montana fu invasa da popolazioni orientali di religione ariana. La sua unità fu frazionata nell'XI secolo, specialmente dai conti di Carpegna e dai conti di Montefeltro, appartenenti allo stesso ceppo genealogico. Il vescovo del dipartimento risiedeva nella «regale» San Leo che per due anni (961-963) fu capitale del Regno Italico. Solo Federico il Grande, signore di Urbino, sconfitti i Malatesta di Rimini, riuscì ad impadronirsi quasi interamente del Montefeltro, pur riconoscendo la contea dei Carpegna e quella degli Oliva di Piandimeleto.

Tra gole, scoscesi e frane questa contrada è singolarmente individuata nella sua bellezza, nella sua storia, nel suo patrimonio culturale e sociale. Si può scoprire la regione partendo da Urbino che, pur non appartenendo in senso proprio né alla Massa né al Montefeltro, è stata a lungo il riferimento obbligato delle Marche montane del Nord-Ovest, essendo stata fino al 1631 capitale magnifica e munifica dello Stato creato e tenuto dalla Casata feltresca, prima, e dai Della Rovere, poi. La strada tortuosa che si snoda da Urbino attraverso il Montefeltro offre uno scorcio generale della regione da San Marino al Sasso di Simone alla marina, visione dominata da ricorrenti colline colorate, boschive e rocciose. Montecalvo è giallo di grano; Pietrarubbia è fortificata da una rocca naturale di pietra rossastra; il fianco grigio del monte Carpegna è di fronte a Macerata Feltria, terra di antiquari e di cordari; si fa il formaggio a Villagrande. Tra le ginestre spuntano i ruderi della chiesa romanica di Sant'Arduino e finalmente si gode l'ampio respiro di Carpegna (m 748), centro geografico del Montefeltro, raccolta attorno al solenne palazzo edificato nel 1675 dal cardinale Gaspare Carpegna. Superato il passo della Cantoniera tra boschi e dirupi ci appare Pennabilli, scura, rocciosa, prima sentinella della valle del Marecchia. Seguendo ormai la vallata marecchiese si passa davanti a Sant'Agata e a Perticara, paesi di miniera zolfifera, per scendere poi a Novafeltria, il maggior centro commerciale e industriale del Montefeltro. L'ultimo baluardo della regione, all'estremo confine nordorientale, è San Leo che conserva lo stile di una capitale spopolata dall'emigrazione, ma che sta riprendendosi col turismo, dovuto al richiamo delle sue chiese e del celebre castello ove morì Cagliostro.

E’ terra non solo ricca di storia ma anche di tradizioni popolari riscopribili in sagre che si svolgono durante tutto l’anno. Riguardano le rievocazioni storiche o tendono ad esaltare le specialità gastronomiche locali o i giochi popolari di tradizioni. Numerosissimi i musei antropologici ed etnografici che si trovano in tutta la zona e così si può dire dei percorsi illustrativi delle attività dell’artigianato tradizionale.