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il pane
un po’ di storia…
Il primo passo verso la “scoperta” del pane si registrò
quando l’uomo, cominciando a triturare il grano e gli altri
cereali tra due pietre, ottenne una farina con cui iniziò a
prepararsi delle “pappe” mescolandole con acqua. Con la
scoperta del fuoco imparò a cuocere l’impasto fino a
giungere con gli egiziani alla costruzione di forni. Furono
anche i primi a perfezionare la lavorazione del pane
attraverso la lievitazione.
Durante il periodo ellenico la panificazione compì notevoli
progressi. Basti pensare che i greci erano in grado di
confezionare ben 72 tipi di pane i cui nomi prendevano
origine dalle forme, dal tipo di cereali usati, dagli
ingredienti e dal modo di cottura. Con i romani sorsero i
primi forni pubblici e i fornai arrivarono a costituirsi una
prima forma di associazione detta corporazione dei
pistores. gli ingredienti del pane
Essendo il pane un elemento essenzialmente “vivo”, è
anzitutto necessario che i suoi ingredienti siano di buona
qualità. La farina dovrà essere di fresca macinatura; i
liquidi (acqua o latte) andranno usati alla giusta
temperatura; il lievito verrà aggiunto in dosi calibrate; la
lavorazione della pasta dovrà essere fatta in maniera
corretta. Si dovranno tenere in considerazione una serie di
agenti esterni, quali la temperatura e l’umidità
dell’ambiente in cui si lavora, le caratteristiche del
forno.
I cereali che oggi conosciamo (frumento, orzo, mais, miglio,
riso, avena ecc.) sono il frutto di selezioni che l’uomo ha
attuato nel corso del tempo su graminacee ed erbe
selvatiche. Nell’antichità venivano correntemente impiegati
diversi tipi di cereali, molti dei quali sono stati in
seguito abbandonati in quanto dotati di scarso valore
alimentare, oppure perché poco adatti alla panificazione per
la loro mancanza di glutine.
Il glutine è una massa omogenea, di consistenza gommosa.
Dalla sua capacità di trattenere l’acqua fino ad oltre il
200% del suo peso, dipendono le proprietà dell’impasto: la
manipolazione agevola la formazione del glutine il quale
dilatandosi sotto la pressione dei gas di fermentazione,
comporta l’aumento di volume in fase di lievitazione. La
forma e il volume definitivi verranno determinati nel corso
della cottura, per la disidratazione e l’irrigidimento della
struttura colloidale. la farina
Oggigiorno la produzione industriale di farina si attua
grazie a macchinari sofisticatissimi, utili dal punto di
vista commerciale per la sveltezza e la mole di lavoro
svolto, ma troppo veloci e invasivi per i chicchi ai quali
viene strappata la parte esterna e il germe (che è il centro
vitale del cereale), conservando invece la parte amidacea,
povera di proteine e vitamine.
I mulini a pietra macinando a velocità più ridotta
permettono al cereale di conservare i suoi più nobili
componenti. Per chi si accinge al piacere di preparare il
pane in casa è consigliabile reperire della farina fresca
macinata a pietra, e soprattutto sapere che il valore
panificabile della farina raggiunge il suo apice quando
l’intervallo tra la macinazione e l’uso non è inferiore ai
15-20 giorni, periodo necessario per il consolidarsi dei
processi ossidativi utili all’attività panaria. il
lievito
Lo scopo del lievito è quello di far “levare” la massa
attraverso la trasformazione degli zuccheri e lo sviluppo di
alcool e anidride carbonica. In questo modo il prodotto
acquista leggerezza e digeribilità.
In panificazione vengono usati tre tipi di lievito: lievito
di birra, lievito secco e lievito naturale.
Lievito di birra: è ottenuto attraverso la coltura di
ceppi di microrganismi a temperature oscillanti tra i 25 e i
26 °C. Essendo formato da cellule vive, esso possiede tutte
le caratteristiche degli esseri viventi (respirazione,
riproduzione ecc.). Il suo aspetto dovrà essere quello di
una pasta soda, che non si sbriciola, di colore uniforme e
di odore gradevole. Lievito secco: dispone di una
più lunga stabilità rispetto al lievito di birra. Si
presenta sotto forma di piccolissimi granuli e fermenta se
sciolto in acqua tiepida (40-42 °C). Lievito naturale
(o pasta acida): è quello tradizionalmente usato nella
panificazione casalinga. Il lievito si ottiene prelevando e
conservando un pezzetto dell’impasto della panificazione
precedente prima della cottura. Esso non è un lievito puro
ma contiene anche fermenti lattici e acetici. In queste
condizione la trasformazione biologica dell’impasto avviene
anche attraverso altre fermentazioni e durante la successiva
cottura si formano sostanze aromatiche diverse da quelle
derivanti dalla fermentazione di lieviti selezionati.
Il prodotto lievitato in questo modo risulta più ricco di
amminoacidi liberi, sostanze che determinano la particolare
fragranza del prodotto cotto.
In sintesi, i vantaggi che presenta il lievito naturale sono
quelli di rallentare lo sviluppo delle muffe, di produrre
anidride carbonica in modo più lento, di impartire sapori e
profumi caratteristici. il sale
Questo ingrediente viene impiegato in una percentuale che
varia dall’1 al 2%, anche se esistono in commercio pani
regionali che ne sono assolutamente privi. Il sale ha le
proprietà di aumentare la plasticità della pasta, di
migliorarne il sapore, di allungare i tempi di
conservabilità e di rallentare la velocità del processo di
fermentazione. i liquidi
Acqua: ha un ruolo fondamentale. Idrata la farina, gonfia
i grani dell’amido, assicura l’elasticità e l’allungamento
del glutine.
Le migliori acque sono quelle di sorgente o di pozzo
Al posto dell’acqua può essere utilizzato il latte. E’ bene
utilizzare il latte fresco e intero, evitando di bollirlo
per non privarlo di nessuna delle sue preziose sostanze.
La temperatura ideale di utilizzo dei liquidi si aggira fra
i 20 e i 25 °C. olio d’oliva, spezie e aromi
I grassi maggiormente usati nella panificazione sono il
burro, lo strutto e gli oli vegetali.
Dei tre grassi sopra citati e di tutti gli oli il più
digeribile è sicuramente l’olio extra-vergine d’oliva.
A differenza degli altri oli vegetali – ricchi di acidi
polinsaturi instabili al calore e perciò, oltre certe
temperature, produttori di sostanze tossiche per il fegato -
l’olio extra-vergine d’oliva dispone di un contenuto più
equilibrato di polinsaturi e si rivela più indicato per gli
usi a caldo.
Come l’olio, anche il miele può essere aggiunto a piccole
dosi per conferire aroma e colore alla crosta. In genere per
la panificazione si preferiscono mieli dall’odore e dal
gusto poco pronunciati, quali quelli d’acacia, di arancio
amaro, di rosmarino. Grazie alle sue proprietà ignoscopiche,
il miele regolarizza l’umidità interna del pane, per cui
quest’ultimo conserva maggiormente la propria tessitura
soffice.
Spezie e aromi possono essere distribuite sulla superficie
esterna dei pani speciali o venire aggiunte all’impasto. Si
confezionano pani con semi di sesamo, cumino, finocchio,
coriandolo, papavero, oppure noci, fichi, uva ecc.
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